Mar 11, 2016

Home / 11 Mar 2016

La Rosa Canina

Categories:

Nome Comune: ROSA CANINA

Famiglia: ROSACEAE

Nome botanico: ROSA CANINA L

                             

Descrizione: Arbusto spinoso alto fino a 3 mt, con fusti legnosi privi di peli (glabri), spesso arcuati e pendenti e radici profonde. Nei campi abbandonati la rosa canina è tra i primi a comparire, non ha un aspetto invitante composta da numerose spine, ma è ugualmente una pianta molte utile.

Corteccia:  rossa e robusta, arcuata, a base allungata e compressa lateralmente..

Foglie: caudiche, sono composte da 5 – 7 foglioline ovali o ellittiche, con denti sul margine.

Fiori ermafroditi, solitari o abbinati, ascellari, peduncolati con stipole caduche alla base, calice a 5 sepali liberi e acuti; corolla a 5 petali obovati, bianche, peloso-ghiandolosi al margine; mani molto numerosi (circa 50), più lunghi dei petali, con di colore giallo; ovario infero, carpello biloculare con stilo;

Frutto: i suoi frutti (1-2 cm) carnosi e colorati di un rosso vivace (cinorroidi) raggiungono la maturazione nel tardo autunno. Sono una vera e propria aspirina vegetale per la presenza di vitamine C, B1, B2 provitamina A.

Usi: si usano in infusione, che ha proprietà astringenti e diuretici che oltre che antiscorbuto; si raccolgono dopo le prime gelate, si seccano e si allontanano i semi ed i peli, usando solo la parete del ricettacolo dopo averla ridotta in polvere. L’infusione di queste in acqua calda dà una bevanda tipo Tè molto buona.

La marmellata di rosa canina è veramente deliziosa molto nutriente e curativa perché conserva gran parte delle vitamine e una volta era usata contro la tisi polmonare. .

Distribuzione: Originaria dell’Europa meridionale è diffusa in tutte le regioni del Mediterraneo fino all’Asia occidentale, all’Africa settentrionale; in Italia in tutta la fascia costiera, compreso le isole.

Suo habitat sono le boscaglie di faggio, abete, querce e arbusti .

Preferisce suoli abbastanza profondi e  moderatamente aridi.

Lo sapevate che………..

Sin dall’antichità era noto l’uso della rosa macerata in olio per profumare e rendere morbida la pelle, ma la fama maggiore era riservata “all’acqua di rose”, una delle prime acque da toilette che poteva essere preparata anche artigianalmente.

Per scopi medicinali sono utili anche le galle, dall’effetto molto astringente, che erano usate per i flussi emorroidari, lo scorbuto, il gozzo e come vermifughe.

Il Mirto

Categories:

Famiglia: MIRTACEE

Nome botanico: MIRTUS COMMUNIS

Nome Comune: MIRTO

                             

Descrizione: Piccolo albero, alto fino a 5 metri, più sovente arbusto sempreverde, folto e molto ramificato, a rami opposti e ramuli angolosi;.

Corteccia:  Rossastra indi grigio – cinerea.

Foglie: semplici, opposte o verticilli di 3, sessilli, ovato-lanceolat (1 – 3 cm), amuninate alle due estremità, integre ai margini, di colore verde-oscuro e lucide di sopra, più pallide e opache di sotto, tenere e molto odorose..

Fiori ermafroditi, solitari o abbinati, ascellari, peduncolati con stipole caduche alla base, calice a 5 sepali liberi e acuti; corolla a 5 petali obovati, bianche, peloso-ghiandolosi al margine; mani molto numerosi (circa 50), più lunghi dei petali, con anre gialle; ovario infero, carpello biloculare con stilo;

Gemme: di colore fulvo chiaro e pelose, lunghe 1-2 mm.

Frutto: è una bacca globosa ed ovata, di colore nero-ceruleo, coronata dai residui delle lacinie calicine, di sapore doce aromatico e contenente numerosi semi reniformi bianchi. Fiorisce dal luglio all’autunno;

Usi: Il legno di coloro roseo volgente al bruno e con anelli poco distinti; è duro; si utilizza per la fabbricazione di piccoli oggetti al tornio o di intaglio e per farne manici e bastoni. Come combustibile forma buona legna da ardere e ottimo carbone.

Distribuzione: Originaria dell’Europa meridionale è resistente alla siccità e al vento e adatto a tutti i terreni, ad eccezione di quelli umidi. E’ diffusa in tutte le regioni del Mediterraneo fino all’Asia occidentale, all’Africa settentrionale; in Italia in tutta la fascia costiera, compreso le isole; nell’entroterra è presente in tutto l’Appennino centro-meridionale specie nella fascia più calda.

Lo sapevate che………..

E notevole il suo pregio ornamentale e soprattutto  s’inserisce fra i digestivi, pertanto va degustato dopo i pasti, anche se molte persone lo gradiscono anche come aperitivo. Il modo migliore di apprezzarlo è consumarlo ghiacciato, versato da bottiglie tenute in congelatore.

Le bacche di mirto, oltre che la preparazione del liquore sono utilizzate anche per altri impieghi, come ad esempio per i prodotti di linea di cortesia con l’essenza di Mirto, per offrire ai turisti una tipicità anche nei prodotti che l’ospite trova a sua disposizione nell’Albergo: shampoo, bagno doccia, ecc

Il Leccio

Categories:

Famiglia: FAGACEAE

Nome botanico: QUERCUS ILEX

Nome comune: LECCIO, ELCE

Descrizione: Albero sempreverde può raggiungere un’altezza massima di 30 metri. La chioma è densa e rotonda con tronco corto e rami diritti e ascendenti.

Corteccia:  dal bruno al nero è spaccata in piccolo placche.

Foglie: alterne con picciolo corto, di forma diversa secondo l’età, da lunghe e strette a ovali, con margini dentati, ondulati o lisci. La pagina superiore è verde scuro e lucente, quella inferiore verde grigiastra e densamente pelosa. Le foglie sono provviste di bianca peluria nella pagina inferiore che perdono con l’etò, ma che ricompare in quelle vecchie.

Fiori maschili: in amenti penduli lunghi 4-7 cm di colore giallo-oro.

Fiori femminili:  grigio-verdi, pelosi con cime rosa, lunghi 2 mm., su piccioli pelosi in gruppi di 2 o 3.

Gemme: di colore fulvo chiaro e pelose, lunghe 1-2 mm.

Frutto: achenio (ghianda) verde chiaro prodetto da cupola a squame piatte e pelose. Matura nello stesso anno della fioritura e piò essere solitario o inserito in un gruppo di 2-4 su di brevi e grossi penduli.

Apparato radicale: è di tipo fittonante, ma produce anche robuste radici laterali che sono anche pollonanti. Per questo motivo il leccio è molto resistente agli ambienti aridi e agli eventi meteorici.

Usi: Legno duro, pesante, ottimo per legna da ardere e per costruzioni di strutture soggette a forte sollecitazione. La corteccia è usata per la concia del cuoio e in tintoria. La ghianda costituisce un ottimo alimento per gli animali.

Distribuzione: Originaria dell’Europa meridionale è resistente alla siccità e al vento e adatto a tutti i terreni, ad eccezione di quelli umidi. E’ diffusa in tutte le regioni del Mediterraneo; in Italia in tutta la fascia costiera, compreso le isole; nell’entroterra è presente in tutto l’Appennino centro-meridionale.

Lo sapevate che………..

Tra gli Alberi Monumentali d’Italia ci sono molti lecci tra i 15 e i 20 m di altezza, con tronchi di circonferenza tra i 4 e i 5 metri. Tra i più conosciuti ilm leccio di Carlino alto 25 metri, con una chioma che raggiunge i 30 m di diametro, la cui età è stimata intorno ai 700 anni.

Il Corbezzolo

Categories:

Famiglia: ERICACEE

Nome botanico: ARBUTUS UNEDO

Nome comune: CORBEZZOLO

Descrizione: Piccolo albero, alto sino a 5 (12) m, o arbusto, sempreverde, a rami eretti.

Corteccia:  bruna rugosa, desquamantesi con l’età in sottili placche.

Foglie: alterne, semplici, brevemente picciolate (meno di 1 cm), obovate ed ovato-lanceolate, lungamente attenuate alla base, crenato-seghettate ai margini, acute, di colore verde intenso, glabre e translucid di sopra, più pallide di sotto.

Fiori : ermafroditi, in racemi penduli e glabri; calice piccolo diviso in 5 lacine verdi a margine biancastro; corolla bianca e rosea, fatta ad urceolo un po’ strozzato alla fauce che è pelosa, divisa al margine in 5 denti riflessi; stami 10 con antere rossicce; carpello a vario supero con un stilo cilindrico e stigma lobato di colore verde oscuro.

Fiorisce lungamente da ottobre a marzo e anche oltre e matura i frutti nell’autunno.

Frutto: è una bacca sferica di (1 – 2 cm in diametro), verrucosa, di colore rosso vivo a maturità, a polpa gialla e succosa, di sapore dolce.

Usi: il legno, ad alburno giallo – rosato e durame rosso-bruno, è duro e si usa per farne pali e per minuti lavori di artigianato. Come combustibile fornisce un ottimo carbone.

Distribuzione: è specie mediterranea, con vaso areale che va dalla penisola iberica e dall’Africa minore fino al mar Nero, ma con prevalente gravitazione nel bacino mediterraneo occidentale. In Italia si trova in tutta la penisola e nelle isole. E’ elemento caratteristico della macchia mediterranea.

Lo sapevate che………..

 Il Corbezzolo è ricco di proprietà terapeutiche: è astringente ed antidiarroico; antinfiammatorio delle vie biliari, del fegato e di tutto l’apparato circolatorio;  antispasmodico dell’apparato digerente; diuretico, antisettico e antinfiammatorio delle vie urinarie

Anche in cucina il Corbezzolo da il meglio di sé: potete impiegarlo per preparare insolite marmellate o un gustoso aceto, da utilizzare per condire insalate e cruditée

Quercia da sughero

Categories:

Famiglia: FAGACEE

Nome botanico: QUERCUS SUBER

Nome comune: SUGHERO – QUERCIA DA SUGHERO

Descrizione: Albero sempreverde, di medie dimensioni che può raggiungere i 20 m di altezza e 1,5 m di diametro del tronco; può vivere a lungo se non sfruttata per la produzione di sughero,
Il tronco quasi mai dritto, ben presto si divide in ramificazioni poco regolari a formare una chioma asimmetrica, larga e meno intensa di quella del Leccio;

Corteccia:  Costituisce il carattere più distintivo di questa specie; inizialmente è liscia e grigia, in breve si ispessisce in un ritidoma rugoso, solcato da profonde scanalature, di colore chiaro all’esterno, ma rosato all’interno e spugnoso che in pochi anni può raggiungere lo spessore di 5-7 cm che persiste per tutta la vita dell’albero,” il sughero”.

Foglie: persistenti, semplici, alterne, brevemente picciolate e ornate da piccolo stipole caduche, a lamina ovato – oblunga o ellittica, brevemente cuneata alla base, ornata da 4 – 5 denti acuti o talora anche integra ai margini, acuta all’apice, di colore verde oscuro e lucida di sopra, grigio-tomentosa con nervatura primaria alquanto sinuosa di sotto, d consistenza coriacea..

Fiori: monoici, i maschili in amenti Iassi e lungamente peduncolati.

Frutto: è un achenio (ghianda) ovale – allungato, protetto sino almeno a metà del una cupola emisferica, br evemente  peduncolata, a squame grigio-tomentosa. Fiorisce in aprile-maggio.

Distribuzione: l’areale della sughera si estende dall’Africa mino e dalla penisola iberica . In Italia vive in Sardegna e sul versante tirrenico della penisola dalla Toscana in giù.

 

Lo sapevate che………..

I dischi di sughero di prima qualità vengono impiegati per la produzione di tappi di bottiglia, quelli di seconda scelta per tappezzerie o piedi per letti, quelli di categoria peggiore, invece, per la produzione di compensato  materiale isolante o pressato per la produzione di zoccoli per sandali.

Il Nocciolo

Categories:

Famiglia: CORILACEE

Nome botanico: CORILUS AVELLANA

Nome comune: Nocciolo

Descrizione: Piccolo albero, alto fino a 7 mt, o arbusto, poco longevo, ramificato sin dalla base, a rami assurgenti.

Corteccia:  bruna o rossiccia, liscia e lucida, ornata di lenticelle, e ramuli tomentosi per peli ghiandolosi rossastro-

Foglie: semplici, alterne, picciolate con stipole caduche, a lamina sub rotonda o largamente obavata, un po’ asimmetrica o cordata alla base, grossolanamente e doppiamente dentata, talora alquanto lobata ai margini, acuminata all’apice, di colore verde oscuro e sparsamente plosa di sopra più chiara e tomentosa di sotto, con nervature molto rilevate.

Fiori: monoici, i maschili in amenti cilindrici penduili, a gruppi di 2-4, compaiono in autunno; stami 4 a filamento diviso; i femminili in piccoli gruppi gemmi forni, eretti e sessili, fioriscono d’inverno prima della fogliazione;  Fiorisce da gennaio a marzo.

Frutto: è achenio globoso od ovoide, solitario o a gruppi più o meno numerosi (sino a dodici) protetto tutt’intorno da un involucro erbaceo campanuliforme, aperto in alto, irregolarmente dentato o lobato-lacinato al margine, a pericarpo legnoso dapprima verdognolo indi bruno, con grande ilo basale ed endocarpo grosso e oleoso. I frutti (nocciole) sono a seme edule e contengono un ottimo olio di uso alimentare e industriale.

Varietà fra le più diffuse ricordiamo:
– “Tonda di Giffoni”: diffusa in Campania; ha frutto medio con buona resa in sgusciato e di ottima qualità. Impollinatori: Mortarella, Camponica, Riccia di Talanico;
– “Tonda Romana”: diffusa nella zona di Viterbo; frutto medio-grosso, di buona resa in sgusciato, di ottime caratteristiche organolettiche. Impollinatori: Nocchione;
– “Tonda Gentile delle Langhe”: tipica del Piemonte, molto pregiata per le eccellenti caratteristiche organolettiche ma poco adattabile a condizioni diverse dalla zona di diffusione. Impollinatori: Camponica.

Usi: il legno, colore bianco – rosato, semiduro ed elastico, ma poco durevole, si usa per paleria, cerchi da botte, confezione di bastoni, piccoli lavori di tornio e intarsio.

Distribuzione: il nocciolo vive in quasi tutta Europa, in Asia minore e in Algeria, al sud di preferenza sui monti, quale normale costituente del sottobosco . In Italia vive sino a 1200 metri

 

Lo sapevate che………..

Il carbone è pregiato nella preparazione della polvere pirica, per carbonici da disegno e come combustibile. Le foglio costituiscono foraggio pensile per capre e pecore.

Il Lentisco

Categories:

Famiglia: ANACARDIACEE

Nome botanico: PITASCIA LENISCUS

Nome comune: LENTISCO

Descrizione: Piccolo albero, alto sino a 5 (6) m, spesso arbusto, cespuglioso, molto ramoso e folto, di forma arrotondata;

Corteccia:  Corteccia bruna e squamosa; ramuli glabri di colore bruno rossastro.

Foglie: sempreverdi alterne, composte, con piccolo alato, paripennate, con 2-5 (6) coppie di foglioline oblungo-lanceolate (2-3, 5 cm), integre ai margini, ottuse o brevemente mucronate all’apice, di colore verde-chiaro e lucide di sopra, più pallide e opache di sotto, glabre, con forte odore resinoso. Le foglie hanno proprietà tannanti; dai fusti si estrae una resina che sgorga in gocce dalle ferite corticali e che fornisce il mastice di Chio, usato come masticatorio e per vernici industriali.

Fiori: dioici, in brevi e densi racemi ascellari, di coloro rosso-oscuro; stami a 5 con antere rosse; carpello con 3 stili ;

Frutto: è una drupa globoso-compressa (5 mm di diametro), apicolata, rosso-oscura o quasi nera a maturità. Fiorisce da marzo a giugno;

Usi: il legno con alburno giallo e durame rossiccio e nenato, è duro con anelli poco distanti, ma trova scarso impiego per le sue modeste dimensioni; talora se ne fanno piccoli lavori di torinio. Legno duro, pesante, ottimo per legna da ardere e per costruzioni di strutture soggette a forte sollecitazione. La corteccia è usata per la concia del cuoio e in tintoria. La ghianda costituisce un ottimo alimento per gli animali.

Distribuzione: il lentisco è specie mediterranea a larga distribuzione, dalle Isole canarie all’Asia minore, ed è elemento caratteristico della macchia mediterranea e predilige i terreni silicei. .

Lo sapevate che………..

Il lentisco si presta per essere impiegato come componente di giardini mediterranei e giardini rocciosi. Poiché resiste bene alle potature drastiche è adatto anche per la costituzione di siepi geometriche, dal momento che la ramificazione fitta, la vegetazione densa e le ridotte dimensioni delle foglioline si prestano a questo scopo.

L’Alloro

Categories:

Famiglia: LAURACEE

Nome botanico: LAURUS NOBILIS

Nome comune: LAURO

Descrizione: Piccolo albero, alto sino a 10 (20) m, o arbusto, poco longevo, a rami sottili e glabri formanti una corna piramidale e densa;

Corteccia:  Corteccia dapprima verde, indi grigio-oscuro o bruna.

Foglie: sempreverdi alterne, semplici, brevemente picciolate e senza stipole, a lamina composte, con piccolo alato, paripennate, con 2-5 (6) coppie di foglioline oblungo-lanceolate (2-3, 5 cm), integre ai margini, acuta o acuminata all’apice, di colore verde-oscuro, lucida e glabra di sopra, più chiara di sotto, coriacee e aromatiche.

Fiori: ermafroditi o dioici per aborto, in piccole ombrelle ascellari ornate da brattee alla base, piccoli, attinomorfi e tetrameri, di colore giallo-verdognolo e profumati; i maschili con 8-12 stami in verticilli, i femminili con ovario supero, 1 stiulo e stigma trifido e 4 staminodi (stami sterili); Fiorisce in marzo – aprile

Frutto: è una drupa ovoide (10-15 mm), dapprima verde, indi nera a maturità, contenente un solo seme sferoidale..

Usi: il legno di colore bianco rosato e leggermente odoroso, è semiduro, a grana fine e compatta, lucido; si impiega per lavori di tornio e intaglio. Con i pollori si fanno i pali da vite.

Le drupe oleose danno un olio di uso medicamentoso e industriale. Le foglie sono condimentarie e dotate di proprietà medicamentose. Con le foglie si intrecciano corone di alloro per cerimoniali. E’ simbolo del sapere.

Distribuzione: il lauro è specie caratteristicamente mediterranea, forma gruppi boschivi puri o misti in consorzio con le querce caducifoglie e si trova dal livello del mare fino a 600 mt di altitudine.

Lo sapevate che………..

le foglie e le bacche di alloro vengono utilizzate, sotto forma di infuso, per la cura di diversi disturbi, costituendo in molti casi una valida alternativa ai farmaci tradizionali.

In particolare, l’alloro si rivela particolarmente benefico per l’apparato respiratorio e per quello digerente: nel primo caso in quanto ottimo espettorante che aiuta a contrastare gli stati febbrili e la tosse grassa (l’alloro aiuta a contrastare il catarro a livello sia dei bronchi, sia dei polmoni) mentre, per quanto riguarda l’apparato digerente, l’infuso di alloro agevola la digestione, rinforza lo stomaco, stimola l’appetito e aiuta a contrastare la dissenteria, soprattutto nei bambini